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La Castellina

  • Città: Santa Marinella
  • Descrizione

    A nord di Santa Marinella, al confine del territorio di Civitavecchia, nelle vicinanze del torrente Marangone, sulla sommità di un piccolo colle a quota m.130 s.l.m., a circa 1 Km dalla costa troviamo l’abitato etrusco detto della Castellina. Nel sito, che gode per altro di una magnifica vista sul mare, troviamo i resti delle robuste mura a secco, formate da grandi blocchi di scaglia (arenaria grossolana), della lunghezza di circa 700 metri; sul luogo vi si trovano ancora le fondazioni di alcune case ed è rintracciabile il reticolo stradale. Negli anni ’50 fu scavata una grande cisterna, mentre in questi ultimi anni, da parte di università tedesche e francesi è proseguito il rimanente scavo che dimostra come la zona fosse al centro dello smistamento dei prodotti minerari lungo la direttiva mare-Marangone- Monti della Tolfa. L’insediamento, pur se abitato fino al XVII/XVIII secolo d.C., perse la sua importanza con la romanizzazione della zona e con la deduzione della colonia di Castrum Novum nel 264 a.C.

    La necropoli si estende per 200 ettari, vi si trovano tombe a tumulo dal diametro dagli 8 ai 14 metri, ma ve ne sono anche alcune di grandi dimensioni ( 45 metri di diametro), la camera funeraria si trova al centro, il basamento è collocato a poca profondità, data la particolare durezza della roccia di questa zona, le pareti  e la copertura a tetto della tomba sono costituite da lastre, connesse tra loro, collocate in loco e poi ricoperte con terreno di riporto, che ricopertosi poi da vegetazione, dava a questi monumenti l’aspetto di piccole colline. Gli arredi della necropoli sono conservati al Museo Nazionale di Civitavecchia.

    Nel 1964, in località Punta della Vipera, è stato rinvenuto un piccolo santuario rurale etrusco, probabilmente connesso con l’abitato della Castellina.

    Il santuario era isolato, in una zona prospiciente il mare, oggi a ridosso della linea ferroviaria. Fu fondato intorno al 530 a.C. e subì vari rifacimenti, alla metà del IV e del III sec. a.C., come attestano le terrecotte rinvenute, esposte nel Museo Nazionale di Civitavecchia..

    Il primo rifacimento è forse da porre in rapporto con l’incursione di Dionigi di Siracusa nel 384 a.C., il secondo viene connesso con l’insediamento della colonia romana di Castrum Novum nel 264 a.C. che si ritiene fosse situata poco più a sud.

    Nel II sec. a.C. il tempio ricevette un frontone decorato e ancora agli inizi del I sec .a.C. sono attestate sostituzioni di terrecotte architettoniche. Il santuario era dedicato alla dea Menerva, corrispondente alla latina Minerva, cui erano attribuite facoltà risanatrici e di protezione delle nascite, come attestano gli ex voto fittili rinvenuti, anch’essi conservati nel Museo di Civitavecchia. Alla metà del I sec. a.C. l’edificio di culto, ormai in abbandono, fu quasi interamente demolito per la costruzione di una grande villa romana, le cui strutture in opera reticolata vennero insediate sugli ambienti del probabile portico del santuario, riusando per le fondazioni molti materiali edilizi del tempo. Del primitivo tempio restano il temenos (conservato su tre lati), il bothros , il pozzetto sacro e le terrecotte architettoniche. L’altare, identificato nel corso degli scavi, era del tipo a U con basamento modanato e accesso sul lato frontale; veniva utilizzato per celebrare sacrifici, forse di tipo cruento.
    Nel riempimento di un pozzo collegato all’area sacra sono stati recuperati due frammenti di una piccola lamina di piombo incisa con una lunga iscrizione etrusca forse di contenuto oracolare.

    Iscrizioni graffite su basi di bucchero, nonché statuette della dea forniscono il nome dell’intestataria del culto (Menerva) cui si riferisce anche un’altra iscrizione su piombo con foro centrale, forse un documento sacro per la consIl tempio, posto in posizione extraurbana rispetto al centro urbano della Castellina, fungeva da santuario di campagna, anche se di importanza e ricchezza notevoli, come dimostrano i reperti rinvenuti. Era frequentato da agricoltori della zona e da pescatori (tra gli ex-voto sono stati trovati alcuni ami di bronzo), da persone cioè di ceto modesto che venerarono a lungo la divinità del tempio, chiedendole soprattutto fertilità, protezione per la salute e per le attività produttive.ultazione dell’oracolo.

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